Giornale del 30 Ottobre 2012

Per i vettori nel mondo oltre 36 miliardi in servizi extra

LINEE AEREE

30-10-2012 NUMERO: Giornale Online

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Bagagli (int)Terza edizione dell’indagine annuale di Amadeus con il suo consulente specializzato IdeaWorks sugli incassi dei vettori in servizi extra, ossia ancillary, ossia scorporati dalla tariffa base: nelle stime per il 2012 i vettori dovrebbero incassare da questa voce l’11,3% più che nel 2011, fino a un totale che supera i 36 miliardi di dollari, pari al 5,4% dei ricavi totali stimati dei vettori. Nel 2010 le ancillary avevano portato nelle casse delle compagnie circa 22,6 miliardi, 4,8% degli incassi totali.

 

Il rapporto, intitolato “The Amadeus Worldwide Estimate of Ancillary Revenue”, analizza anche il mix dei servizi dai quali i vettori ottengono i ricavi, e scende nei dettagli delle politiche applicate al trasporto bagaglio: ad esempio nota che mentre i vettori Usa incassano fee sui bagagli imbarcati, altrove la gran parte ne incassa solo sul peso o sulle misure in eccesso. E tuttavia ad esempio, Alaska Airlines, Delta e United hanno totalizzato solo il 20% dei ricavi con i bagagli – in calo percentuale, perché i passeggeri ne imbarcano sempre meno – ricavandone la metà dalla vendita delle miglia cumulate dai frequent flyer ai partner, e un altro 25% dalla vendita dei servizi a bordo, da commissioni sulla prenotazione di hotel e sulle assicurazioni. E c’è anche il fenomeno emergente delle carte di credito cobranded con alcuni vettori, che a titolo promozionale offrono ai loro titolari la fee per l’imbarco del primo bagaglio.

 

Fuori dagli Usa la vendita di miglia frequent flyier scende al 30% dei ricavi totali in ancillary, e le commissioni su hotel, autonoleggio e assicurazioni sale al 30%, i pasti a bordo totalizzano il 15% e il 10% da altri servizi à la carte.

 

Risulta anche che sei dei maggiori vettori Usa – Alaska, American, Delta, Hawaiian, United e US Airways — hanno raccolto da soli 12,4 miliardi di ancillary fee: oltre un terzo del totale globale e comunque in calo rispetto al 2011, anzitutto perché Delta ha modificato l’assetto amministrativo delle sue fee, escludendone alcune dalla contabilità dei voli.


Quattro categorie
L’indagine di IdeaWorks ha analizzato la tendenza su 53 compagnie aeree, proiettando poi le tendenze su un totale di 176 in tutto il mondo, suddivisi tra l’altro in quattro categorie per il loro rapporto con le ancillary. La prima comprende i vettori tradizionali, tuttora i più numerosi, che ancora ricavano meno del 2.9% dai servizi wextras (per esempio Air Canada, Air New Zealand, Copa, Etihad, Finnair, e South African Airways). Poi i grandi vettori Usa (come Alaska, American, United) che arrivano al 10,1% di ricavi in ancillary, un mix di miglia frequent flyer e bagagli, in calo rispetto all’11,9% del 2011. La terza categoria è quella dei campioni delle ancillary: arrivano a ricavarne quasi il 20% degli incassi, in leggerissimo calo sul 2011 (ad esempio AirAsia, Allegiant Air, easyJet, Spirit Airlines).

 

Infine i low cost, che fin dall’inizio contano molto sulle ancillary per far crescere il fatturato. La media ne ricava il 7,2% del fatturato, guadagnando quasi un punto percentuale rispetto all’anno scorso. Del gruppo fanno parte tra gli altri: Jazeera Airways, JetBlue, Norwegian, Pegasus, Southwest e il brasiliano GOL.

Commenta Holger Taubmann, senior vp distribution di Amadeus: «Per sviluppare tutto il pontenziale di ricavi delle ancillary è imperativo che i vettori adottino un approccio multicanale al mercato, cogliendo l’occasione offerta dalla vendita dei servizi extra nelle agenzie di viaggi». Ma in effetti per i pochi vettori che si stanno attrezzando a vendere nelle adv i loro servizi extra, molti ancora continuano a venderli esclusivamente dal proprio sito, costringendo il trade a cambiare ogni volta piattaforma di lavoro.


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