Giornale del 13 Febbraio 2013

Trademark: troppe ‘leggende’ sul turismo cinese

ATTUALITA'

13-02-2013 NUMERO: Giornale Online

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Non tutto è oro quel che luccica dalla Cina: la società di ricerche Trademark Italia ha analizzato il fenomeno turistico dei cinesi in Europa e ha evidenziato interessanti peculiarità, ridimensionando in parte la “leggenda” della Cina quale bacino dalle enormi potenzialità, con oltre 20 milioni di ricchi cinesi che guiderebbero Ferrari e vestirebbero Gucci, Prada e Valentino.

 

Le informazioni raccolte da Trademark Italia dimostrano che i cinesi in escursione europea (minimo tre nazioni) più che in vacanza sono quasi in missione. Notizia forte ed emblematica che descrive il turismo cinese: un viaggiatore cinese su 10 deve sottoporsi a un interrogatorio di polizia al rientro in patria.

 

Comunque il Rapporto conferma le prospettive turistiche positive per l’Europa, che però sono ancora lontane nel tempo. Gli ottimisti le considerano di medio termine (2015-2020), quindi appare prematuro fare viaggi, costose presentazioni e tentativi di promocommercializzazione in Cina. Ma l’entusiasmo per l’internazionalizzazione (e per tutto quello che rientra nella propaganda collegata ai Paesi Bric) porta l’Italia a condividere anche la “baggianata” propagandistica dei 130 milioni di cinesi che presto diventeranno turisti e vorranno visitare l’Italia e l’Expo 2015.

 

Approfondendo la tematica, emerge peraltro che per certi versi il turismo cinese è già arrivato. L’Italia nel 2013 potrà contare su 6mila gruppi cinesi da 15 euro a notte. Solo il 10% di questi viaggiatori ha una credit card rigorosamente emessa in Cina con limiti di spesa invalicabili, però – dicono gli opinionisti di Tmi – 300mila escursionisti cinesi non sono poca cosa.

 

A conti fatti, nella proiezione a breve termine, il rapporto Trademark Italia sottolinea che è improbabile uno sviluppo enorme del turismo “in uscita” dalla Cina, che è velleitario immaginarsi che flussi significativi di turisti indipendenti e autonomi possano raggiungere l’Italia; e ancora che il mercato di prospettiva descritto dalla Fondazione Italia-Cina e dai media italiani, è formidabile ma impossibile da verificare.

 

Troppe ‘leggende metropolitane’
L’indagine riporta inoltre numerose “leggende metropolitane” intorno al turismo cinese, e in particolare sulla libertà di scegliere in autonomia, di acquistare biglietti aerei, di prenotare online. I cinesi “normali” non possono prenotare online (se non fanno parte dell’impianto diplomatico o dell’alta finanza istituzionale). Inoltre non esistono miliardari legali, bensì patrimoni sommersi come in Italia e solo le aziende cinesi (rigorosamente sorvegliate da emissari del governo) fanno profitti miliardari “legali”. Sul denaro, sui consumi vistosi, sulla ricchezza, la Cina non scherza. L’illegalità, l’evasione, l’appropriazione indebita, il peculato, conducono a condanne esemplari, fino alla pena capitale.

 

Il report, infine, ridimensiona l’idea di un imminente arrivo del turismo ricco e indipendente, raffredda la fantasia nazionale sull’aumento continuo dei turisti cinesi, archivia come “baggianata” la leggenda dei milioni di cinesi ben vestiti che partecipano alle sfilate di alta moda con carte di credito americane e che dicono di essere in grado di andare e venire dalla Cina senza problemi.

 

Se il turismo cinese indipendente (sempre secondo il report di Trademark Italia) risulta invisibile e può portare con sé al massimo un migliaio di euro, se quello visibile riguarda piccoli numeri di personale diplomatico-consolare, diventa possibile che ristretti numeri di “viaggiatori” cinesi possano attingere denaro dalle comunità cinesi delle nazioni visitate. Non si tratta di uno spunto per la stampa italiana, ma di episodi ordinari e scontati, riferiti ai ricercatori: nulla vieta il prelievo di denaro dai cinesi che si trovano in Italia. È un modo per superare il divieto di esportazione di denaro dalla Cina che è severissimo anche per gli imprenditori italiani che operano in quel Paese.

 

La propaganda italo-cinese è tuttora impegnata a diffondere anche in Italia l’idea che i cinesi all’estero “brillantemente” acquistano prodotti e servizi utilizzando carte di credito, euro e dollari. Ma è improbabile che escursionisti o “turisti” guardati a vista, decimati da quell’antipatico interrogatorio di polizia al rientro in patria, diventino buyer brillanti di prodotti di lusso.

 

www.trademark.it


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