Giornale del 28 Marzo 2013 - Speciale Usa e Canada - sfoglia il giornale

L’America non teme la crisi

Speciale Usa&Canada

28-03-2013 NUMERO: 10

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Casa Bianca - Washington - Usa intDuecento milioni di dollari per tagliare il traguardo dei cento milioni di visitatori nel 2021. È la cifra che Brand Usa – il braccio promozionale degli Stati Uniti, costituito due anni fa dal presidente Barack Obama con la firma del Travel Promotion Act – aspira a ottenere nel 2013 per promuovere il turismo incoming. La quota di mercato degli Usa a livello globale, che nel Duemila era del 17% sulla base del numero di voli a lungo raggio, è calata al 12.4% nel 2011.


Proprio a Brand Usa spetta il compito di risollevare le sorti dell’industria turistica statunitense. Con 66,5 milioni di arrivi internazionali nel corso dello scorso anno, la macchina promozionale sembra essere riuscita a catturare consensi tra le economie emergenti, in primis Cina e India. Secondo quanto stabilito nel marketing plan, sarà accresciuta la quota di contributi privati, dai 60 milioni di dollari del 2012 ai 100 di quest’anno. Una cifra che, sulla base del finanziamento pubblico-privato, dovrebbe raddoppiarsi con lo stanziamento di altri 100 milioni da parte del governo federale. Sequester, permettendo. L’Office of Management Budget ha già calcolato che i fondi pubblici riservati a Brand Usa subiranno, per effetto dei tagli, una riduzione del 5,1% assestandosi a quota 95 milioni di dollari.


Per il 2013 è prevista la sponsorizzazione del World Baseball Classic, l’avvio di nuove campagne in Australia, Brasile, Cina, Germania, Messico e Corea del Sud, e lo sviluppo dei profili sui social media. È in programma anche un rafforzamento della presenza agli eventi e alle fiere di settore nel mondo, sulla scia dell’incremento del 15% del numero di espositori Usa registrato ogni anno. Con l’impegno a contenere le spese sotto la soglia del 15%, l’ente punta a «operare con efficienza e a focalizzarsi sui risultati», afferma la portavoce Anne Madison.


Seppure sia difficile valutare con esattezza gli effetti delle azioni promozionali, un report aggiornato a settembre rileva il boom delle “intenzioni di viaggio”, come effetto delle prime campagne dell’organizzazione: più 13% in Canada, più 17% in Gran Bretagna, più 11% in Giappone. Per quest’anno l’obiettivo è registrare un incremento generale del 5%, che dovrà attestarsi intorno al 10% sui mercati-pilota. Nel frattempo, Brand Usa si impegna ad approntare un sistema di misurazione degli effetti reali delle sue azioni, in termini di visitatori e non solo di intent to travel.


Intanto, nella squadra di Brand Usa è entrato anche il veterano dell’industria turistica Tom Garzilli, con il ruolo di vicepresidente Partnership Programs. Fresco di nomina anche Alfredo González, che dal 1° aprile occuperà la carica di vicepresidente senior Global Partnership Development.

Il Washington Post contro il sequester: ‘Riaprite la Casa Bianca ai turisti’
Sull’industria turistica pesa la maxi manovra da 85 miliardi di dollari decisa da Obama. Il taglio della spesa pubblica, mirato a contenere il debito pubblico, ha imposto – tra tutte – la cancellazione dei tour della Casa Bianca, a partire dallo scorso 9 marzo. Un provvedimento che ha mandato su tutte le furie gli statunitensi. «Riaprite le porte ai turisti», ha tuonato in un editoriale il Washington Post. “Sospendere le visite del palazzo presidenziale – si legge – è un modo stupido di affrontare i tagli”. Il più autorevole organo di stampa della Capitale ricorda come la misura abbia rovinato lo spring break, le vacanze di primavera delle famiglie americane.

 

Ogni settimana, 11mila persone varcano la soglia del 1600 di Pennsylvania Avenue. La cancellazione dei tour, che consente il risparmio di 74mila dollari a settimana, è stata decisa dal secret service che per consentire l’accesso ai turisti dispiega 37 agenti in più. «Chiudere le porte è una vergogna», ha commentato il vice portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Da parte sua, Donald Trump si è fatto avanti per finanziare le visite. Il milionario ha risposto a un tweet di Newt Gingrich, dirigente del partito repubblicano, che gli aveva chiesto «di pagarli in prima persona, visto che se lo poteva permettere». Davanti alle telecamere di Fox News, Trump ha dichiarato: «Non sapevo di questa richiesta, ma mi sembra una cosa ragionevole. Perché no?».


L’Italia frena: «Colpa dei voli»

Il mercato italiano chiude il 2012 con un calo del 6,2% (pari a 702.251 arrivi negli Stati Uniti), recuperando terreno rispetto al -7% dei primi tra quarti dell’anno. I dati aggiornati a ottobre dello scorso anno arrivano dallo U.S. Commercial Office. È la prima, vera, battuta d’arresto dopo anni di forte crescita. Nel 2011 c’era stato un incremento del 6% con 891.571 arrivi: il secondo record consecutivo dopo quello dell’11% dell’anno precedente. Le ragioni della frenata secondo Sandro Saccoccio, presidente dell’associazione Visit Usa Italy, sono essenzialmente due: «Da un lato la crisi, dall’altro la flessione della capacità aerea. Finché non aumenteranno i posti-passeggero, i flussi dall’Italia non potranno tornare agli antichi fasti». La riduzione dell’offerta, spiega Saccoccio, è dipesa «dalla diminuizione della domanda da parte dei viaggiatori Usa, non di quelli italiani».

 

Nessun timore, invece, per gli effetti del sequester: «Sono convinto che la sua influenza sul turismo dall’Italia sarà minima». Dopo le tre tappe del roadshow a Brescia, Parma e Bologna, Visit Usa si prepara a incontrare gli adv del centro-sud alla BMT di Napoli: «Fiera strategica per presidiare un mercato energico, soprattutto nel settore dei viaggi di nozze».
www.thebrandusa.com - www.visitusaita.org/it

Roberta Rianna

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