Giornale del 22 Ottobre 2013

Trademark Italia: la Cina non è poi così ‘vicina’

ATTUALITA'

22-10-2013 NUMERO: Giornale Online

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Turisti cinesiDa Trademark Italia un’indicazione in controtendenza riguardo ai trend di crescita ventilati in forum e studi circa il turismo cinese: secondo la società di ricerche, anche se si continua a enfatizzare la grande capacità di spesa di questo bacino turistico, in realtà le concrete possibilità di business per operatori e albergatori italiani si cominceranno a vedere dopo il 2020.

 

Secondo una nota diffusa da Trademark Italia, la Cina vanta i migliori alberghi del mondo e i turisti li vuole, fa di tutto per averne di più, esattamente come fa l’Italia. Ora, migliaia di cinesi arrivano in Italia a spese di enti, regioni e province: inviti gratuiti a spese degli italiani. Gli “educational cinesi” e i viaggi delle delegazioni per promuovere l’Italia in Cina sono il frutto di una mancanza di prospettive turistiche in Europa.

 

Non è dato sapere che cosa hanno fruttato i viaggi di circa 40mila italiani tra il 2010 e il 2012 per promuovere il turismo nazionale in Cina. Ciascuna delegazione, evidenzia la nota di Trademark Italia, proponeva turismo e vacanze Made in Italy, ma nella propria regione. Dunque, le prospettive indubbiamente ci sono, ma a partire dal 2020, anche perché in Cina la libertà di viaggiare è ancora limitata.

 

Come la stessa Trademark Italia rileva da mesi nei suoi report sul Paese orientale, anche nel 2013 i tour operator cinesi trasporteranno in Italia 6mila gruppi con soggiorni da 15 euro (netti) per persona/giorno in hotel a 4/5 stelle. Destinazioni e alberghi sono già decisi; la propaganda dice che si tratta di milionari in incognito che spendono il 70% in più dei turisti di altre nazioni, mentre in realtà si tratta di 300mila “viaggiatori” con biglietto di andata e ritorno, che non apprezzano il cibo occidentale e si portano valigie piene di cibi disidratati da rigenerare in albergo (con l’acqua calda).

 

Cina: non solo outgoing
Secondo le statistiche Istat gli arrivi cinesi in Italia sono pari a circa 1,2 milioni, ma visto che i gruppi fanno almeno quattro tappe italiane e vengono registrati nelle strutture ricettive in ciascuna città, il numero effettivo di cinesi in arrivo nel 2012 è di “appena” 290mila unità. Nel contempo la Cina è anche meta turistica: ha investito 160 miliardi di euro in alberghi favolosi e ha affidato la governance dell’ospitalità alle catene inglesi, statunitensi e canadesi, una tattica commerciale da vero Paese turistico.

 

Ora, secondo Trademark Italia le prospettive rilevano che nel 2013 e fino al 2020 l’Italia potrà contare su piccoli numeri e gruppi di escursionisti cinesi, ma su tanti migranti. Immaginare che i t.o. di Stato autorizzino i cinesi a scegliere le destinazioni che preferiscono, per ora resta uno stereotipo come quello dei cinesi liberi, abbienti, amanti del comfort e dell’enogastronomia, shopper brillanti, attratti da prodotti e servizi di lusso. La realtà è un’altra: controlli delle partenze, interrogatori di polizia al rientro in patria, poca libertà di comunicare e di lamentarsi.

 

Parlare di turismo con i cinesi resta ancora difficile, e non è questione di visti e di trasporti. Il dossier integrale si può consultare sul sito di Trademark Italia.
www.trademarkitalia.com


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