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L’Istat fotografa il tracollo: -43% il business travel

ITALIA

13-02-2014 NUMERO: 4 bis

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Business travelÈ colpa della crisi se il settore travel registra un calo a due cifre. A testimoniarlo è l’Istat nell’ultima rilevazione su viaggi e vacanze degli italiani (clicca qui per il testo integrale). Secondo i calcoli dell’istituto di ricerca, nel 2013 queste due voci hanno subìto una flessione del 19,8% (da 78,703 milioni a 63,154 milioni).

 

Il fenomeno è più marcato per trasferte e pernottamenti di lavoro, rispettivamente in contrazione del 43% e del 47,5%. Perde terreno anche il leisure con il calo del 16,4%, e picchi nel periodo estivo “legati evidentemente anche alle criticità del mercato del lavoro”. In diminuzione tutti gli indicatori: il numero di notti (-16,8%, da 501,059 milioni a 417,127 milioni), i viaggi pro-capite (da 1,3 a 1), mentre resta stabile la durata media (6,6 notti).

 

Sei anni di sofferenza
Prosegue, dunque, il trend negativo iniziato nel 2009: in cinque anni si è consumata una perdita di quasi 60 milioni di viaggi (290 milioni di notti). Sono sempre meno i pernottamenti in albergo (-23,9%) ma anche in alloggi privati (-18,5%), soprattutto se in affitto (-29,2%). Diminuiscono anche le vacanze brevi trascorse nelle case di proprietà (-28,6%) o messe a disposizione gratuitamente da parenti o amici (-21,2%).

 

Si riducono soprattutto le vacanze brevi (-23,4%), mentre quelle lunghe registrano un calo del 10,2%. I viaggi con mete italiane (79,8%) perdono il 19,4%, quelli verso l’estero il 21,1%.

 

All’estero svettano Spagna e Francia
Spagna e Francia rappresentano le destinazioni preferite: la prima per le vacanze lunghe (13,1%), la seconda per quelle brevi (16,4%). La Germania è il Paese più visitato per motivi di affari (24,4%). Tra le mete extra-europee, gli Usa sono preferiti (4,6%) soprattutto per i viaggi di lavoro (12,4%). L’auto si conferma il mezzo di trasporto più utilizzato per viaggiare (61,4%), nonostante il calo del 18,5%; diminuiscono anche gli spostamenti in aereo (-27,4%), mentre rimangono stabili quelli in treno.
www.istat.it


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