Giornale del 24 Febbraio 2014

Big data, l’Italia sotto esame

ITALIA

24-02-2014 NUMERO: Giornale Online

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VaticanoPer ogni “great” c’è un “problem”. A ciascun “enjoy” fa da contraltare un “miss”. Grandiosa e problematica, godibile ma carente: è l’Italia raccontata sul web dai turisti stranieri. Sociometrica ed Expert System, attraverso il software Cogito, hanno scandagliato 218mila post in lingua inglese, conducendo un’analisi semantica che non si limita alle parole-chiave, ma studia i concetti racchiudendoli in ranking, nuvole e bouquet.

 

Sullo sfondo c’è il ribaltamento del punto di osservazione. «Fotografiamo le persone nell’attimo in cui sono in vacanza, senza limitarci alla pallida lista di arrivi e presenze o alle funamboliche previsioni del Wto», spiegano i ricercatori Antonio Preiti e Filippo Nardelli.

 

Le risposte arrivano dal basso, dalle tracce che i viaggiatori stessi lasciano in internet. Siamo nel mondo di big data, la galassia di racconti e testimonianze che affollano social network, blog, portali di review. È da qui che emerge il “mood”, o meglio il “sentiment”, dei mercati esteri. È qui che si nasconde “l’algoritmo del successo”.

 

«È la prima volta che l’analisi semantica è impiegata in maniera massiccia. Ci restituisce un quadro dei turisti così come sono, non come vorremmo che fossero», si legge nell’introduzione alla ricerca 218 mila post: gli occhi del mondo sull’Italia, disponibile anche in e-book su Amazon. «È solo un punto di partenza – spiegano gli autori – È da questa comprensione che può nascere una politica turistica adeguata. Sempre se vogliamo avere ospiti felici».

 

Trasporti al centro del dibattito, male i musei
La felicità resta per ora un concetto volatile. L’Italia turistica ottiene 78 punti su cento, superando com’è ovvio quella non turistica, ma accanto ai “good”, “thankfully”, “nice” pesa una serie di aggettivi negativi: “cheap” nel senso di povera e deludente, “crowded” per la folla e le code, “problem” e “difficult” per via degli imprevisti, “fall” e “lose” per il declino e la perdita di attrattività.

 

Il maggior numero di post (48,4%) riguarda i trasporti: come raggiungere un luogo, evitare le trappole dell’assenza di indicazioni, individuare le ztl e affrontare il “dramma” dell’obliterazione dei biglietti, obbligo incomprensibile all’estero. Qui emerge anche il gap ferroviario: l’alta velocità è considerata cara ma efficiente; mentre ai treni locali è spesso abbinato il sostantivo “nightmare”, incubo. Con il 12% il secondo filone più discusso è la cultura, dove alle critiche feroci ai musei affollati e costosi (fatta eccezione per il Muse di Trento e il Mart di Rovereto) si sommano i giudizi positivi sulle chiese a costo zero, soprattutto quelle della Capitale con i quadri di Caravaggio. Al terzo posto c’è lo shopping (5,6%), elemento di forte appeal nel triangolo Roma-Firenze-Venezia, percepiti oltreconfine come un’unica destinazione. In quarta posizione c’è internet (5,4%) con la ricerca di wi-fi liberi e guide digitali, seguito a poca distanza dalle questioni sulla sicurezza e sulla politica. «È la conferma – riflette Preiti – che il turista non si occupa solo di cose turistiche, ma vive il Paese pienamente».


Il bello dei bar e delle piazze: vince l’effetto ‘cocooning’

Dall’esame dei post si ricava la top five dell’eccellenza: sul podio ristoranti, pasticcerie, spiagge, negozi e hotel. Qui è un tripudio di “amazing”, “spectacular”, “beautiful,” smorzato dal ricorrente “touristy”, dove la “y” inchioda i posti “per soli turisti” – irragionevolmente costosi – che infastidiscono anche i viaggiatori più ingenui.

 

L’Italia migliore, secondo l’analisi dei post, è quella dei bar: locali che raccontano una storia, dove bere un buon caffè, spesso con hot spot wi-fi e ubicati nelle piazze principali. Proprio le piazze, in particolare quella delle Erbe a Verona e quella del Duomo a Parma, suscitano grande entusiasmo tra gli stranieri. Sono considerate la “casa degli italiani”, perfetta sintesi di bellezza e libertà.

 

Sulla base del mood è anche possibile tracciare una classifica delle destinazioni. Le più apprezzate sono Taormina, Lucca e Siena, ma anche l’Alto Adige, Portofino e Amalfi, dove vince la semplicità. «È l’effetto “cocooning”, la sensazione di trovarsi in un bozzolo, dove tutto è a portata di mano e si ha l’impressione di trovarsi in un microcosmo chiuso e prezioso». È solo con le “coccole”, parola di Preiti, che l’Italia può vincere la partita dell’accoglienza.


Il caso Roma: critiche agli hotel ‘touristy’
Sotto la lente anche la Capitale, su cui Antonio Preiti ha condotto un’analisi di oltre 30mila review in inglese pubblicate su TripAdvisor. La gerarchia degli argomenti vede in testa mobilità, cultura, internet, politica e criminalità.

 

Il grafico della “nuvola” conferma anche qui la nascita della macrodestinazione Roma-Venezia-Firenze, percepite come una meta unica, anche grazie ai treni ad alta velocità.

 

I giudizi positivi (74%) superano le critiche, rivolte spesso ai musei con attese stressanti e agli alberghi touristy, considerati ingranaggi mangia-soldi. Sottotono i trasporti, tacciati di essere “hassle”, faticosi, e con indicazioni sbagliate. Male anche i taxi, pochi e costosi. Va meglio la metropolitana, talvolta affollata, ma giudicata “nice” – piacevole – per le fermate in luoghi celebrati come Piazza di Spagna.

Roberta Rianna

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