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Asia, il brand che vince

Speciale Asia

06-03-2014 NUMERO: 6

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Turisti - ThailandiaQuindici fusi orari e temperature che oscillano dai meno 70 gradi della Siberia ai 50 del deserto dell’Iran. Concepire l’Asia come un unico brand, una macrodestinazione, può apparire un azzardo. Fosse solo per i 2mila idiomi, le sette religioni e gli oltre quattro miliardi di abitanti che la popolano. Eppure tra gli analisti, l’Asia è un’entità ben precisa: un gigante affollato di giganti, Cina in testa, che nei primi otto mesi del 2013 si è guadagnato il podio dell’inbound mondiale con l’incremento degli arrivi del’6,3%.


La fotografia più recente è scattata da IPK International che ha prestato i suoi dati all’ITB World Travel Trends Report, presentato in queste ore alla fiera di Berlino. Sullo sfondo ci sono le rilevazione dell’Unwto, l’Organizzazione mondiale del turismo, secondo cui a beneficiare della domanda crescente è stato soprattutto il Sud-Est Asiatico con un balzo in avanti del 12% tra gennaio e agosto.


Il trend è confermato dalle stime di Euromonitor International, racchiuse nell’ultimo WTM Global Trends Report, reso pubblico in novembre al World Travel Market di Londra. Qui si parla di una crescita del 5,6% degli arrivi nel 2013 nell’area Asia-Pacifico (che in questo caso include anche l’Australia), con un incremento del Pil di oltre cinque punti percentuale. Anche le previsioni per l’anno in corso lasciano ben sperare: sempre secondo Euromonitor, l’intero continente potrebbe registrare il 5,5% in più di visitatori, con ricavi in aumento del 5.9%.


L’essenzialità dei numeri non basta a inquadrare il fenomeno. Alle cifre si accompagna l’analisi delle tendenze: l’Asia resta leader nella crescita economica globale; il web scuote l’industria e la maggiore dimestichezza dei viaggiatori con la rete genera nuove opportunità; lo sviluppo dei vettori low cost incoraggia il turismo domestico, dove per “domestico” s’intende da uno Stato asiatico all’altro.


Nel continente c’è già chi fa squadra per innescare circuiti virtuosi. Sotto il cappello dell’Asean – acronimo inglese dell’Association of South-East Asian Nations – 10 nazioni si sono riunite in gennaio a Kuching, nel Borneo malese, al grido di Ten Countries, One Destination.


Al 33° Asean Tourism Forum hanno partecipato i ministri del Turismo di Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailand, Vietnam e la stessa Malesia. L’obiettivo, chiarito dal premier malese Najib Razak, è «potenziare la collaborazione tra i Paesi per trasformare Asean in un’unica destinazione attraente e multi-sfaccettata».


Nel 2013 le 10 nazioni dell’alleanza hanno accolto in totale 90,2 milioni di visitatori, registrando un incremento degli arrivi del 12%. In particolare, il turismo internazionale è cresciuto del 9,9%. Ma lo sguardo di Asean è di lungo periodo: il traguardo per il 2030 è raggiungere quota 187 milioni. Nel medio termine, invece, si punta a rispettare gli impegni dell’Asean Tourism Strategic Plan 2011-2015. E dunque: migliore comprensione dei target; aumento degli arrivi attraverso prodotti diversificati; maggiori collegamenti tra i Paesi; ma anche servizi sostenibili e di qualità, nel pieno rispetto delle comunità locali.
 

Continente al top, ma la Cina blocca gli shopping tour

Le città dell’Asia-Pacifico attraggono la maggior parte dei viaggiatori internazionali. Lo rileva Euromonitor nell’ultima classifica delle Top 100 City Destinations, stilata sui dati del 2012. Sei delle prime 10 posizioni sono occupate da destinazioni asiatiche. Nell’ordine: Hong Kong (23.770.200 arrivi, in crescita del 6,5%), Singapore (21.345.700, +7,7%), Bangkok (15.822.600, +14,6%), Londra (15.461.000, +2,3%), Macao (13.360.800, +3,4%), Kuala Lumpur (13.339.500, +6,7%), Shenzhen in Cina (12.100.400, +9,6%), New York City (11,618,000, +8,9%), Antalya in Turchia (10.296. 600, -1,6%) e Parigi (9.780.800, +3,3%).
La popolarità di Hong Kong è cresciuta grazie agli arrivi dal confine settentrionale. In particolare, i cinesi corrispondono al 63,5% dell’incoming totale, in aumento dell’11,2%.


A ottobre 2013, però, il governo cinese ha messo al bando gli shopping tour preorganizzati. Un fattore che, secondo Euromonitor, compromette i flussi verso destinazioni come Hong Kong e l’emergente Seoul. La battuta d’arresto è stata già registrata da Global Blue Group. «Il venir meno di questo tipo di organizzazioni ha provocato una flessione delle partenze verso mete come Singapore, la stessa Hong Kong e Macao, destinazioni per cui il costo di un biglietto aereo è aumentato senza t.o. anche del 300%», ha spiegato Pier Francesco Nervini, vice president international key accounts del Gruppo.
Secondo l’istituto di ricerca con sede a Londra, dal 2017 la Cina sarà comunque il bacino leader nelle partenze internazionali, seguito da Germania e Russia. Al momento, invece, nella top five rientrano Germania, Usa, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Roberta Rianna

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