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Confturismo sull’incoming: «serve più marginalità»

ITALIA

26-03-2014 NUMERO: 9

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Confturismo-Enit - 2014Ogni 100 euro di spesa dei turisti stranieri per un pacchetto di viaggio o soggiorno in Italia, appena 57 euro rimangono in Italia e contribuiscono al Pil. L’incoming, fotografato da una ricerca del Ciset per conto di Confturismo, presentata nella sede Enit di Roma, è l’ennesima occasione d’oro sfruttata a metà.

 

Anche se Andrea Babbi, direttore generale dell’Enit ha visto il bicchiere mezzo pieno calcolando che «in base alla dotazione economica dell’Enit è un risultato lusinghiero perché significa che ogni euro dato dallo Stato all’Agenzia per la promozione vale sul mercato qualcosa come 1.800 euro spesi dagli stranieri».

 

E Luca Patanè, presidente di Confturismo, è fiducioso sull’immediato futuro: «Il brand Italia funziona ancora bene, soprattutto nei nostri mercati di riferimento e i consumi turistici stanno tornando a crescere: la stagione 2014 si prospetta positiva e siamo fiduciosi»

 

C’è però da migliorare, come sottolinea Alberto Corti, responsabile Turismo di Confcommercio: «Specialmente nella marginalità dei pacchetti turistici con destinazione Italia venduti all’estero, perché fatto 100 il valore di ogni package, solo il 47% rimane in Italia a beneficio degli operatori. Va un po’ meglio se consideriamo anche le spese extra degli ospiti che soggiornano nel nostro Paese, perché la spesa trattenuta in Italia si attesta sul 57%».

 

«E il recupero della marginalità può avvenire – prosegue Corti – investendo nell’innovazione e quindi presidiando al meglio i nuovi canali di distribuzione e soprattutto ottimizzando certi servizi di trasporto, prevalentemente aereo, a carattere nazionale. Perché la ricerca del Ciset ha certificato che ben il 94% degli americani che arriva dalle nostre parti utilizza vettori statunitensi o comunque non italiani, la metà di turisti russi arriva con charter e low cost e solo in Giappone c’è un uso più frequente di Alitalia. Se si considera che la voce di spesa del transfer aereo sui quatro mercati di riferimento – Usa, Russia, Giappone e Germania – pesa per il 39%, si capisce bene dove potremmo recuperare in termini di mark-up».

 

Ma c’è stato un altro fattore, per la verità poco enfatizzato nella presentazione della ricerca, che riguarda lo share a disposizione dell’industria dei viaggi: solo l’11% dei turisti dei quattro mercati analizzati, infatti, si avvale di pacchetti assemblati e quindi di t.o. e adv. Una percentuale troppo bassa e sicuramente migliorabile.

 

Potenzialità e criticità del prodotto Italia
Nella seconda parte del seminario Confturismo-Enit è stata la volta dei direttori delle tre delegazioni Enit a New York, Mosca e Francoforte che hanno evidenziato le potenzialità e le criticità del prodotto Italia. Per Eugenio Magnani (Enit-Usa), «tra i turisti e viaggiatori americani c’è una forte affezione per l’Italia, perché amano vivere l’italian style e quindi mangiare, muoversi, divertirsi come gli italiani. Il cosiddetto “love mark” è molto forte e va sfruttato appieno. Così come va sfruttato meglio il segmento dei crocieristi americani che sono in crescita costante».

 

Per il mercato russo, invece, Domenico Di Salvo (Enit-Russia) ha rilevato che «bisogna presidiare la Rete perché c’è un forte incremento nell’utilizzo di internet in questi ultimi anni da parte dei russi e vanno seguiti i bacini del lusso e dei viaggi economici, mentre sembra soffrire l’utenza turistica della classe media. Di sicuro, poi, bisogna continuare la politica dei visti multipli che si è cominciato a concedere dal settembre scorso, perché con questa opzione ci si garantisce il ritorno di molti russi, i cosiddetti turisti repeater».

 

Infine dall’osservatorio dell’Enit in Germania e nel Nord Europa in genere, Marco Montini (Enit-Germania-Nord Europa) ha evidenziato come «ci sono nuove enormi opportunità di business per il turismo organizzato attraverso i social network, assai diffusi in questa area europea, qualificando meglio l’offerta per target di riferimento. Così come occorre ampliare le programmazioni per tipologie come benessere, il golf, le vacanze attive e sportive, il turismo religioso e il segmento lusso, in forte ascesa anche da queste parti».

 

In definitiva un incoming da reinventare, almeno in buona parte, sia come tipologia di prodotto d’offerta sia come modalità di commercializzazione, magari migliorando quello share dell’11% che è decisamente esiguo.

Andrea Lovelock

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