Giornale del 10 Aprile 2014 - Speciale Spagna e Grecia - sfoglia il giornale

Adv e social media: una storia ancora da scrivere

ATTUALITA'

10-04-2014 NUMERO: 11

Invia
Social media e turismoLe agenzie di viaggi rischiano di perdere il treno dei social media: sembra che il problema sia diffuso e trasversale, visto che non accade solo in Italia, dove soprattutto i network si affannano per spingere i loro affiiliati a cavalcare l’onda.


L’edizione 2013 del Technology and Web Usage Report appena pubblicato dall’Asta, l’associazione del trade Usa, riporta che gli adv visibili sui social sono ormai l’80%, ma il  40% non li ritiene affatto utili, e teme che l’investimento non valga il ritorno effettivo.


Solo una piccola percentuale di professionisti ne ha compreso il potenziale di marketing. «Benché – ha commentato il ceo dell’Asta Zane Kerby – l’evoluzione tecnologica abbia sempre consentito alle agenzie di crescere e di servire meglio il loro pubblico».

«Averli è bello»
Dicono gli analisti dell’Asta che i tre quarti delle agenzie hanno già superato la fase in cui si studia e si apprendono le tecniche di intervento. In generale le agenzie sono certe di avere una buona padronanza degli aspetti tecnici dei social, ma non ne vedono l’utilità. Così negli ultimi due anni è cresciuta dal 17 al 22 % la quota di agenti che ritiene i social media una cosa «che è bello avere», mentre quelli che li ritengono «uno strumento essenziale» sono passati dal 13% del totale  a un sempre esiguo 17%.

L’eccezione di Elite
Salvo il caso eccezionale, ad esempio, di Elite Travel International, dove Stacy Small in cinque anni ha  accumulato oltre 50mila follower su Twitter. «Ho sempre saputo – ha detto Stacy agli intervistatori dell’Asta – che Twitter e Facebook mi avrebbero offerto l’opportunità per affermarmi come il consulente perfetto per i viaggi di lusso, sia con i clienti effettivi che con quelli potenziali. Anche se il successo non arriva in un giorno, ci vuole molto lavoro, e un atteggiamento proattivo per rispondere ai follower».


I quali si sono dimostrati proprio il target di Elite: viaggiatori digitali che arrivano in agenzia già pieni di informazioni sulla meta, capaci di vederla in Instagram più che leggerla su voluminosi dossier informativi, inclusi  quelli forniti proprio dall’agenzia. Stacy cita l’apprezzamento postato su Twitter da un importante imprenditore della Silicon Valley per il quale aveva organizzato un viaggio: molti dei suoi follower hanno iniziato a seguire anche Elite Travel, chiedendone la consulenza.

Investimento e ritorno
Ma se le agenzie non utilizzano i social è anche perché temono che l’investimento non garantisca ritorni in termini di margini: nell’indagine dell’Asta nove intervistati su dieci dicono che i social nell’arco di tre anni non hanno portato più di cinque contatti cliente al mese; il 30% riferisce di non averne ottenuto alcun impatto sui loro ricavi totali, le altre riportano tra l’1 e il 10%. Forse in realtà la loro padronanza dei nuovi media non era così completa.


Ultimi articoli in ATTUALITA'