Giornale del 08 Maggio 2014 - Speciale Focus Caraibi - sfoglia il giornale

Il B2B2C con Booking.com

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08-05-2014 NUMERO: 15

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Booking.com - home page 2014Negli ultimi sei mesi altre 16mila strutture italiane sono entrate in Booking.com, portando il totale a 50mila circa tra hotel di ogni categoria, B&B, case, e gli agriturismi sono aumentati del 75%: nel portale c’è solo ospitalità, ma ce n’è più che in qualsiasi altro portale del suo genere: 450mila strutture in tutto il mondo – 195 Paesi, con portali in 41 lingue  – tutte direttamente contrattualizzate. Il che fa di Booking. com la prima olta dell’ospitalità globale, oltre che in Europa. Nata in Olanda nel 1996, acquisita nel 2005 per 135 milioni dall’americano The Priceline Group, quotato al NASDAQ: gli analisti dicono che è stato in assoluto l’acquisto più indovinato nel mondo delle olta.

 

Priceline nel 2003 ha incassato profitti per 10 milioni di dollari, l’anno scorso 1,1 miliardi. E il dato consolidato non lascia dubbi: Booking.com ha conquistato a Priceline prima il ricco mercato europeo, ora il mobile – transazioni per 8 miliardi nel 2013 – e i mercati emergenti. «La Russia – dice Andrea D’Amico, regional director Italia – è un mercato fortissimo per l’incoming italiano, come Medio Oriente, Cina, Sudamerica. Nel 2013 abbiamo processato 6 milioni di transazioni dall’estero sull’Italia per almeno una camera. Ma spesso sono più camere in una sola pratica, e per più notti».


E l’Italia, conferma D’Amico dribblando comunque sui dati sensibili, vende sempre di più nel mare globale di Booking.com, che prenota in media 625mila camere al giorno. «Il fatto è che noi continuiamo a crescere – dice D’Amico – se la crisi comprime la domanda domestica aumenta quella globale. Siamo cresciuti perfino su Napoli invasa dai rifiuti».

«Con noi gli hotel restano liberi»
E non è vero, come protestano gli albergatori, che tutte le olta estorcono agli hotel il 30% dei ricavi, sottraendo loro il controllo di inventario e prezzi. Spiega infatti D’Amico: «Noi incassiamo in media il 16,8% della tariffa, che fatturiamo regolarmente agli hotel. Non siamo i più economici, ma direi che siamo i migliori nel rapporto costi-benefici, con un modello di business molto flessibile. Gli alberghi decidono quante camere caricare e quando, e a quale prezzo. Niente fee né penali di uscita, nessuna esclusiva. Il booking è garantito da carta di credito, ma i nostri clienti pagano tutti in albergo al checkout, salvo poche eccezioni nei periodi di picco e sempre richieste dagli stessi hotel. Certo chiediamo parity rate: nessuno sul mercato avrà una tariffa inferiore alla nostra. Con l’eccezione dei clienti che l’hotel ha iscritto al proprio programma di fidelizzazione, e di quelli che sono iscritti al nostro Genius, che talvolta hanno il 10% su una selezione di strutture. L’unico obbligo per gli hotel è di onorare la prenotazione. In cambio hanno una visibilità globale che da soli non potrebbero neppure sognare».


Così il rapporto tra gli hotel e l’olta negli anni si consolida, e si fa confidenziale: «Perché diamo loro supporto operativo e commerciale, e consulenza sul prodotto. Li assistiamo sulla nostra extranet per caricare e gestire offerta e tariffe – dice D’amico – siamo con loro quando capita l’overbooking. Periodicamente un questionario ci segnala il loro gradimento, e ci consente di aggiustare il tiro». E la commissione di Booking.com negli anni tende a scendere, compressa da tensioni competitive, crescita, fattori globali. «Ma nel confronto con il costo unitario del booking tradizionale siamo imbattibili – dice D’Amico – così accade che da noi non se ne va nessuno, gli hotel restano su Booking.com». 

Base in Olanda, «ma siamo sul territorio»
E così si spiega perché in Italia le sedi sono a Roma – negli ultimi luminosi piani di un palazzo nel centralissimo quartiere Prati – a Venezia, Bolzano, Milano e Sorrento, presto a Firenze e in alta stagione a Rimini e Catania: «Perché siamo sul territorio – dice D’Amico – visitiamo regolarmente gli hotel, di persona. In Italia abbiamo 200 addetti tutti regolarmente assunti a tempo indeterminato». 


Ma tutto ruota su Amsterdam, il quartier generale, dove si firmano i contratti con gli hotel predisposti in Italia e transitano tutti i volumi di booking e di business. Gli altri uffici, Italia inclusa, fanno soprattutto assistenza agli hotel. Ai clienti parlano i call centre, H24 e sette giorni su sette, in italiano agli italiani anche se sono a Lille, Berlino, Barcellona, Cambridge, negli Usa a Grand Rapids, Orlando, in Asia a Shanghai, Tokyo e Singapore. 

«Contiamo anche sul trade»
Booking.com è anche sui portali di una cinquantina di vettori aerei, in Oriente collabora con la cinese Ctrip, con Sabre e l’indiana Make My Travel; è anche su molti portali che aggiungono gli hotel alla loro offerta in altri settori. Booking.com non collabora con i network, ma ha una versione B2B2C: molte agenzie sono già registrate (istruzioni in partner / partner affiliati / regsitrati) e prenotano con login e password. «E incassano commissioni – dice D’Amico – secondo i casi tra il 25 e il 40% di quelle che noi fatturiamo agli alberghi, dunque fino a circa l’8%. Al quale forse le agenzie aggiungono una service fee pagata dal cliente. Per il momento non sappiamo neppure di preciso quante siano le agenzie che ci usano, e non pensiamo di fare di più o di cambiare questo assetto. Ma di certo il nostro obiettivo è di vendere sempre di più e meglio, e per questo non intendiamo trascurare alcun canale. Vedremo in futuro».

www.booking.com

Marina Firrao

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