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Continua la sfida tra vettori tradizionali e low cost

Speciale Città Europee

05-06-2014 NUMERO: 19

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Aereo (generico)Una storia infinita. L’eterna battaglia tra vettori tradizionali e low cost per il predominio del traffico nei cieli europei è arrivata a un nuovo capitolo, dopo che la sconfitta dei primi sembrava ormai essere stata decretata dalla cavalcata vincente dei vari Ryanair, easyJet e dei loro epigoni: Vueling, Volotea, ma anche Wizz Air e Norwegian.

 

Certo, nel corso degli anni qualche battuta d’arresto c’è stata: ad esempio Ryanair ha annunciato che, per la prima volta, il 2014 porterà con sé profitti in calo. Ma complessivamente i vettori low cost hanno visto crescere il loro traffico a un tasso medio del 21% all’anno, arrivando a detenere sul traffico intra-Ue quote di mercato superiori al 40% in molti Paesi: in Gran Bretagna, prima di tutto, ma anche in Italia, Spagna e Germania. Ma, come ha detto recentemente Willie Walsh, ceo di IAG, il gruppo che comprende British Airways, Iberia e Vueling, «l’industria aeronautica europea sta entrando nel periodo più eccitante delle sua storia».

 

Il motivo è presto detto: le compagnie che fanno del basso costo la propria filosofia di vita devono adesso fronteggiare la concorrenza agguerrita delle major, decise a far diventare le loro rotte a corto e medio raggio più profittevoli che in passato. Risultato: per molti aspetti i due modelli di business si assomigliano sempre più, a tutto vantaggio dei consumatori, naturalmente.

 

Ecco allora che, tentando di arginare le perdite subite negli ultimi anni, vettori come Lufthansa o Air France-KLM pensano a riorganizzare in modo più efficiente la propria rete di collegamenti europei: la prima spostando sotto il marchio low cost di Germanwings tutte le rotte che non passano dagli hub di Francoforte e Monaco; e la seconda affidando al nuovo marchio più economico HOP! le proprie attività su scala intra-europea.

 

Per tutta risposta, sul fronte low cost le novità vedono persino un colosso come Ryanair convertirsi al trade e alla distribuzione via gds o olta (le altre low cost l’hanno già fatto da tempo). Senza contare che nel network sono entrati anche aeroporti centrali, come Roma Fiumicino e Brussels Zaventem: «È inevitabile che nei prossimi cinque anni opereremo dai principali scali europei, eccetto che dai tre mega-hub di Parigi CDG, Londra Heathrow e Francoforte».

 

Una notizia che di certo non avrà fatto piacere agli headquarters delle più importanti compagnie tradizionali continentali, visto che la strada da fare per recuperare quote di mercato sulle rotte più brevi è ancora tutta in salita. Il motivo è presto detto: a quasi 20 anni dalla loro comparsa nei cieli europei, i vettori no frills sono ancora in piena salute e permettono di volare davvero in ogni angolo del continente. E per di più, senza alcuna concorrenza. A dirlo, è l’istituto tedesco di ricerca aeronautica – DLR – secondo il quale, delle 4.900 rotte intra-Eu operate da compagnie low cost, ben il 91% sono servite da un solo vettore.

Giorgio Maggi

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