Giornale del 18 Giugno 2014 - Speciale Viaggiare Giovani - sfoglia il giornale

Quanto valgono i Millennials?

Speciale Viaggiare Giovani

18-06-2014 NUMERO: 21

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Giovani - studentiA lungo sottovalutato per volumi di spesa e domanda di servizi, il turismo dei giovani si è dimostrato invece uno dei segmenti più resistenti in questi anni di recessione, per molti versi essenziale all’industria.
 

Horizon III svela le tendenze
Gli analisti seguono con attenzione crescente il segmento, e concordano tutti: i giovani – e qui si parla di Millennials, le generazione dei nati tra i primi anni Ottanta e il Duemila – viaggiano sempre di più, spendono di più, e soprattutto sono da sempre l’avanguardia che scopre e lancia nuove destinazioni.


Lo rileva anzitutto Wyse, la World Youth, Student and Educational Travel Confederation, associazione non profit e massima rete globale degli operatori specializzati nel turismo giovane e studentesco. Che ne ha raccolto dati e tendenze in Horizon III, terza edizione del rapporto globale che analizza il segmento, dopo le precedenti del 2002 e del 2007. Pubblicato a fine 2013  il report utilizza tra l’altro oltre 37mila interviste a giovani viaggiatori di 137 Paesi del mondo.


Il dato di base resta comunque quello di Unwto, l’organizzazione mondiale del turismo: i viaggiatori tra i 15 e i 30 anni sviluppavano nel 2011 un business da circa 173 miliardi di dollari. Una cifra che ha raggiunto i 180 miliardi nel 2012 e ora si spinge verso il tetto dei 200, promettendo di arrivare a 300 miliardi per il 2020. La spesa media per ciascun under 30 è, infatti, di oltre 900 dollari per viaggio.

Il target dei giovani vale il 20% degli arrivi
Già due anni fa il target dei giovani valeva il 20% degli arrivi internazionali, per un totale di oltre 200 milioni di unità. Di questi, secondo l’IPK International European Travel Monitor, la metà è rappresentato dai ragazzi europei, con oltre 93 milioni di viaggi internazionali ancora nel 2011 che per la gran parte (66%) sono short trip, al di sotto delle sette notti.


Germania, Francia e Gran Bretagna sono i primi Paesi emettitori (rispettivamente con 17, 8 e oltre 7 milioni di viaggi all’estero). E anche nella dimensione intra europea il turismo giovane valeva nel 2011 il 23%, qualche punto sopra la media globale. Per quanto riguarda invece la media di spesa, questa sale sostanzialmente nel caso dei viaggi tematici: dai corsi di lingua all’estero alle trasferte per le competizioni sportive, alle vere e proprie esperienze di studio oltreconfine.


In calo il leisure, il viaggio entra nel CV
Si spiega, dunque, come mai i Millennials siano ora tra i target più curati dai grandi gruppi alberghieri, come dal grande popolo dei marketer in quasi ogni settore. Ai quali appunto Horizon III, con le sue 37mila interviste, segnala il radicale mutamento in un segmento di crescente complessità. «Soprattutto – ha spiegato David Chapman, segretario generale di Wyse – il rapporto traccia l’evoluzione del modo di viaggiare dei giovani, serve a capire cosa ora si aspettano dalle loro esperienze di vacanza o di studio all’estero».


Il primo trend riguarda la fine del viaggio all’avventura, facilone e senz’altro scopo che la scoperta casuale di luoghi “altri”. Perfino i tour in bus di Contiki  – operatore specializzato in itinerari under 35 – sembrano risultare scarsi di contenuto, perché ora al viaggio si chiede crescita culturale e anche professionale: le esperienze giuste, anche quelle legate al turismo, vanno nel curriculum.


I viaggi di puro leisure sono calati dal 75% del 2007 al 47% nel 2013. Ne tengano conto gli specialisti, che si trovano di fronte giovani clienti molto più esigenti e motivati. Anche quando partono sempre di più per fare volontariato, esperienze di lavoro e di studio, e altre cose molto serie: un campo sul quale per il trade c’è comunque molto da fare.


Cresce l’età media: non più giovanissimi
La gente fa più “viaggi da giovani”, ma il segmento che li sceglie, e che sta crescendo di più e quello fra 30 e 34 anni, con maggior potere di spesa, che ora vale il 17% del segmento. Semmai declina la fascia 23-30 anni. Come dire che la gioventù è più che altro uno stato mentale.


Le prime conseguenze del fenomeno sono la spesa media più alta per singolo viaggio – raddoppiata del 2002, cresciuta anche in piena recessione occidentale – e la maggior durata del viaggio: più di tutto negli ultimi cinque anni sono aumentati quelli di oltre 60 giorni.

Non solo ostello, non solo metropoli
L’ostello per ora resta l’alloggio preferito dal 33% dei ragazzi, tallonato dall’hotel tradizionale che piace al il 32% dei ragazzi – in ascesa boutique e design hotel – mentre il 22% sceglie l’appartamento, e solo il 4% opta per il couchsurfing (ospitalità gratuita).


Da parte sua la Stay Wyse Association, il settore di Wyse che associa oltre 2mila brand ricettivi per i giovani in cento Paesi del mondo (circa 140mila letti) fa sapere che il 33% delle prenotazioni si compiono il giorno prima dell’arrivo, e il 50% tra una e tre settimane prima (nel 2007 erano pari al 36%). Un terzo delle prenotazioni transita sui portali specializzati come Hostelworld, mentre booking.com guadagna terreno. Il ricavo medio viaggia intorno ai 24 euro per notte, e l’occupazione media è intorno al 59%.


Intanto le grandi metropoli perdono appeal, grazie al web ci si spinge alla scoperta di luoghi remoti, e con una flessibilità mai vista prima: si parte quando si ha tempo di farlo, non più solo d’estate (48,5%) e nel 48% dei casi si viaggia quando c’è la tariffa migliore sui voli low cost.


Gli ‘aristocratici’ flashpackers
Infine rispetto a Horizon II, del 2007, ora affidabilità e sicurezza nel viaggio contano molto di più, e possono anche essere fattori-chiave nelle scelte di viaggio di questi nuovi giovani, pochissimo naïf, sempre più consapevoli e determinati.


L’aristocrazia del segmento ora sono i cosiddetti flashpackers: spendono in media mille dollari per un viaggio di una settimana, hanno tutti il cellulare e nello zaino (ce l’hanno anche loro) il 75% porta tablet o portatile, e scelgono l’ostello che offre wifi gratuito, e se vanno in Australia – una delle mete che li cura e li invita di più – ci si fermano almeno 70 giorni. La stragrande maggioranza prenota online (era il 10% nel 2002) e il 56% lo fa dal mobile. Per voli e percorsi lunghi e complessi l’agenzia resta la prima opzione, ma la diffusione delle app di vettori e olta minaccia di invertire la tendenza.

M.F.

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