Giornale del 03 Novembre 2014

«L’Europa del turismo punti sulla cultura», e sull’Expo

ATTUALITA'

03-11-2014 NUMERO: Giornale Online

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Reggia di Capodimonte - NapoliUn Brand Europa per una promozione turistica condivisa: ha rilanciato l’idea il ministro Dario Franceschini, a Napoli nel XIII Forum del turismo europeo – uno degli eventi del semestre di presidenza italiana della UE – suscitando la curiosità di molti dei suoi colleghi ministri del Turismo degli altri Paesi UE, ma anche molte perplessità. L’idea certo non è nuova, in più – hanno osservato in molti – per ora vola troppo in alto, mentre sarebbe più concreto lavorare su itinerari turistici condivisi.

 

Ad esempio, e qui Franceschini concreto lo è stato, per l’Expo 2015: «Che non è solo un’opportunità per l’Italia – ha detto il ministro – perché innescherà un meccanismo di competizione virtuosa, mentre servirà anche a trattenere in Europa i visitatori extraeuropei che verranno a Milano per visitarlo. E per questo bisognerà puntare su un’offerta culturale di qualità». A cominciare da un cartellone di eventi di qualità sparsi per il territorio. Ad esempio come la mostra Pompei and Europe, nella brochure distribuita ai delegati, che sarà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nei mesi dell’Expo.

 

Al Forum europeo hanno partecipato 45 delegazioni di 27 Paesi, con 20 tra ministri e vice ministri, il segretario generale dell’Omt Taleb Rifai, il commissario europeo all’industria Ferdinando Nelli Feroci, Silvia Costa e Michael Cramer, presidenti delle commissioni del Parlamento UE rispettivamente per Cultura e ai Trasporti.

 

In pericolo il primato europeo
L’incontro è servito a tracciare un’immagine attuale del turismo europeo: Nelli Feroci ha avvertito che se pure l’Europa resta la prima meta turistica del mondo con 564 milioni di visitatori extracomunitari, «negli ultimi anni il suo vantaggio competitivo è in progressivo calo»: nel 1980 l’Europa riceveva il 63% del turismo internazionale, ma nel 2010 era già scesa al 51% e si prevede avrà una quota del 30% nel 2030. Quindi c’è molto da fare, puntando su digitalizzazione e innovazione, su una mobilità sostenibile per mete accessibili, spingendo sulla formazione.

 

Il Forum ha segnalato anche l’urgenza di una politica condivisa dei visti turistici, e ha confermato l’arrivo di un dossier sul turismo culturale per il 25 novembre a Bruxelles, nella riunione dei ministri europei della Cultura: se ne è parlato a Napoli nell’incontro informale dei ministri nella Reggia di Capodimonte, che ha preceduto il Forum.

 

«Ma i cinesi vogliono lo shopping»
Franceschini ha poi toccato i temi caldi dell’industria in Italia e in Europa, caldeggiando progetti condivisi di promozione, investimenti sulla ricettività, itinerari comuni, strategie interregionali europee. «L’abbinamento di cultura e turismo – ha detto il ministro – è un forte volano per l’economia e la crescita anche in Europa. Ma per coglierne il potenziale competitivo non c’è tempo da perdere, e non si può vivere di rendita mentre nel mondo globalizzato entrano in scena forme nuove di turismo, con gerarchie di interessi rovesciate rispetto a quelle tradizionali».

 

Franceschini ha citato l’esempio dei cinesi, che hano appena comprato un milione di biglietti per l’Expo di Milano 2015: «Noi siamo abituati a pensare alle mete del turismo anzitutto in termini culturali. Per i cinesi invece viene prima lo shopping, poi la gastronomia, e poi il patrimonio artistico».

Questa dunque la sfida da affrontare insieme in Europa, dove tuttavia il brand unico di promozione non sembra un’opzione percorribile a breve.

 

I visti, il costo del lavoro, il trasporto regionale
Al dibattito del Forum hanno partecipato anche le associazioni di settore: Renzo Iorio, presidente di Federturismo, ha insistito sulle priorità: «Sviluppo delle infrastrutture, sostegno all’imprenditorialità giovanile e alle reti d’impresa, lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero, riduzione della spesa e del costo del lavoro. E poi vanno dimenticati campanilismi estremi a favore di un nuovo senso dell’interesse comune». Anche se per ora – Iorio è scettico – questo governo non riuscirà a creare nuovo lavoro: «E ancora troppo poco si fa sul tema del lavoro nero e dell’evasione fiscale».

 

Per Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, va risolta la questione dei visti: «Il 72% della popolazione del mondo ha bisogno di un visto per entrare in Europa – ha detto – ostacoli e lungaggini del rilascio mettono a rischio questo enorme potenziale. Alcuni Paesi già offrono un visto d’ingresso multiplo a lungo termine per i viaggiatori frequenti provatamente affidabili, ma molti Stati UE ancora non lo fanno, e non lo faranno a breve. Mentre la semplificazione è la chiave di volta per stimolare la crescita del turismo in Europa».

 

In particolare in Italia, la meta europea più visitata dai viaggiatori extracomunitari (con 43 milioni di pernottamenti l’anno scorso) in vista dell’Expo 2015. E alla protesta di Bocca si è apertamente associato a Napoli Kent Nyström, presidente di Hotrec, la federazione europea.

 

Infine Assoturismo ha indicato in destagionalizzazione e trasporto regionale europeo i fattori essenziali da includere in una politica europea del turismo, insieme alla lotta all’abusivismo con azioni di contrasto che salvaguardino le imprese che operano nella legalità.

 

Visti dall’olta
A dare l’idea della situazione italiana ha contribuito a Napoli il commento di Andrea D’Amico, country mamager di Booking.com, probabilmente la maggiore online travel agency dell’ospitalità globale per numero di strutture distribuite. D’Amico ha offerto lo sguardo dell’olta sull’incoming italiano, dove solo l’11% degli stranieri si spingono a sud di Roma sulle isole.

 

Ma su questo si può lavorare, come ha notato D’Amico: «Da quest’anno il nostro ufficio a Sorrento, con 15 dipendenti, da stagionale è diventato permanente. È la nostra base per lo sviluppo nel Sud Italia, dove stiamo valutando se aprire anche in Puglia, Sicilia e Sardegna». Ma serve anche che il Sud approfitti a fondo del web, «lo strumento per affermarsi in campo internazionale – ha aggiunto D’Amico – Sempre più alberghi entrano in Booking.com per avere visibilità globale. In Italia sono oltre 63mila. Un terzo sono al Sud, raddoppiati in un anno, e 3.100 solo in Campania. Perché da noi prenotano soprattutto stranieri, anche grazie alla nostra partnership con i vettori aerei che collegano il sud, da easyJet, a Vueling e Volotea».


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