Giornale del 19 Dicembre 2014

IHG compra Kimpton e punta sui boutique hotel

OSPITALITA'

19-12-2014 NUMERO: Giornale Online

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Quattrocentotrenta milioni di dollari: è la cifra investita da InterContinental Hotels Group (IHG), proprietario di Holiday Inn e Crowne Plaza, per acquisire Kimpton Hotels & Restaurants, il più grande gruppo di boutique hotel indipendenti negli Stati Uniti. La catena nata nel 1981 con sede a San Francisco conta 62 strutture in 28 città, più altre 16 in costruzione, oltre a 71 esercizi tra ristoranti, bar e lounge. Tra gli alberghi di proprietà, il trendy Ink48 e i Muse hotels a New York, il Palomar a Los Angeles e l’Hotel Monaco a San Francisco.

 

L’obiettivo di InterContinental è crescere rapidamente nel segmento dei boutique hotel. Per espandere il business è prevista l’apertura nel medio termine di nuovi Kimpton in altri continenti, con un’attenzione particolare a Europa e Asia, dove sono già al vaglio alcune opportunità. Mike DeFrino, già chief operating officer di Kimpton, assumerà il ruolo di ceo della catena al posto di Mike Depatie.

 

Boutique hotel contro la monotonia
L’industria dei boutique hotel in America, se così la si può definire, è nata nel 1981 quando Bill Kimpton ha aperto il Clarion Bedford Hotel di San Francisco. Il signor Kimpton, che soffriva di depressione, aveva studiato alberghi che fossero un vero e proprio antidoto alla malinconia e alla monotonia. Ad ogni proprietà, a partire dalla prima, è stato aggiunto un tocco artistico che si ispirava ai piccoli hotel europei che aveva visitato nella sua precendente carriera di finanziere. Fino ad oggi, Kimpton Hotels ha rispettato i criteri di design locale, corporate responsibility e integrazione delle comunità nelle strutture.

 

Tra i pionieri anche Ian Schrager e Steve Rubell che nel 1984 hanno battezzato il Morgans New York Hotel. Sia Kimpton che Morgans svolgevano sin dal principio il ruolo di “social hub” nelle località dove erano ubicati. Negli anni Novanta, poi, sono entrati in questo segmento le grandi catene. Tra le prime, Starwood con il suo marchio W.

 

I boutique hotel hanno stravolto, dunque, il concetto classico di ospitalità: se prima gli alberghi erano solo “porte d’ingresso” delle destinazioni, queste strutture – così come quelle di design e lifestyle – sorte alla fine degli anni Novanta fanno sì che gli stessi hotel, tutti diversi da loro e con una forte identità, diventino parte integrante dell’esperienza di viaggio.

 

«I Millennials, fascia di clientela nata tra gli anni Ottanta e il Duemila, cercano esperienze autentiche, sempre diverse, e rinnegano il concetto di vacanza “a stampino”, dove tutto sembra sempre uguale», spiega Nikhil Bhalla, analista di FBR & Co.

 

Per Depatie IHG, che già possiede il marchio-boutique Hotel Indigo di budget con 60 strutture, «favorirà l’espansione del brand Kimpton».

 

Kimpton opera con due sottobrand, Monaco Hotels e Palomar Hotels, ciascuno con uno specifico modello di business e un diverso approccio al design. Ma ogni struttura, come già detto, è diversa dalle altre: «Ogni volta che apriamo una struttura – giura Mark Jennings, regional vp hotel operations mid-Atlantic – abbiamo l’occhio puntato sulla cultura locale e ci domandiamo: cos’è importante per questa parte della città?».

 

La forte identità delle strutture, e l’armonia con l’ambiente in cui si trovano, è un fattore cruciale per la clientela Kimpton, che oggi – secondo la stampa straniera che ha riportato la notizia – sarebbe in allarme per un possibile cambio di filosofia dopo l’acquisizione da parte di IHG. Un’inversione di rotta che, però, non sembra ci sarà.

R.R.

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