Giornale del 26 Gennaio 2015

A Cuba arrivano i dollari e l'isola adegua l'offerta

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26-01-2015 NUMERO: Giornale Online

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Bodeguita del Medio - CubaSe Hemingway fosse ancora vivo potrebbe tornare a Cuba. Detto fuor di metafora, da venerdì 16 gennaio per i turisti statunitensi è diventato più facile andare in vacanza in quella che, fino a 50 anni fa, è stata loro meta d’elezione. E potranno, così come facevano i loro nonni, ripartire verso casa dall’aeroporto José Martin dell’Avana carichi di sigari e rum. La Bodeguita del Medio (nelal foto) rivedrà presto centinaia di yankee a cui servire i migliori mojito dell’isola.

 

Una normalizzazione ormai annunciata: coerentemente con quanto promesso lo scorso dicembre dai presidenti Barack Obama e Raúl Castro, le restrizioni cominciano ad affievolirsi. L’embargo, sia chiaro, resta, ma un pezzo di quel muro eretto per cinque decadi tra l’isola caraibica e la grande potenza mondiale, è definitivamente crollato.

 

Le regole appena entrate in vigore prevedono che ai cittadini americani venga consentito l’ingresso a Cuba e senza dover richiedere preventivamente una speciale autorizzazione da parte del governo, in base a un elenco di 12 motivazioni (per legami familiari, giornalismo, salute, ricerca, religione, congressi, sport e così via). E anche se il turismo non viene esplicitamente citato, è evidente che le maglie si siano molto allargate soprattutto in considerazione del fatto che le compagnie aree e le agenzie di viaggi non dovranno più richiedere licenze speciali.

 

Non solo. Ai viaggiatori è permesso utilizzare le proprie carte di credito e acquistare souvenir per un valore fino a 400 dollari, di cui 100 tra alcol e tabacchi. Infine è consentito agli americani l’invio di 2mila dollari ogni tre mesi (contro i 500 di prima).

 

Insomma, una pioggia di soldi a stelle e strisce e un potenziale di turisti calcolato in svariati milioni. Una torta ricca che sta generando una serie di illazioni, previsioni, considerazioni. A cominciare dalla domanda: ma Cuba è pronta a tutto ciò?

 

Sull’isola 60.500 stanze, il 65% a 4 e 5 stelle
Secondo dati del Mintur, il ministero del Turismo cubano, l’isola offre la disponibilità di 60.500 stanze, delle quale il 65% a 4 e 5 stelle. Il 71% è destinato al turismo mare, il 23% alle città, il 2% ai tour-natura. Sempre il Mintur prevede per il 2020 un aumento dell’offerta a 85mila camere. Fino a questo momento i principali mercati sono, in ordine di importanza, Canada, Gran Bretagna, Italia e Spagna. Ma il 2015 grazie a queste nuove aperture potrebbe catapultare gli Usa in cima alla classifica.

 

Tra gli operatori locali c’è tanta euforia all’idea che gli Stati Uniti possano tornare a rappresentare, come negli anni Cinquanta, il 90% del turismo incoming. Ma secondo alcuni intervistati dall’agenzia di stampa messicana Notirex, l’isola tropicale ha bisogno di tempo per adeguare i servizi: «Gli alloggi privati al momento sono insufficienti per gli standard americani – sostiene Luis (omette il cognome), che gestisce un b&b nel quartiere Vedado all’Havana – Mi auguro che una nuova politica governativa ci aiuti con una riduzione delle tasse sul turismo e maggiori aperture al credito».

 

Grande fermento invece tra le linee aeree statunitensi. Compagnie come American Airlines, Delta e JetBlue, che già operano charter per l’isola, stanno velocemente valutando la possibilità di convertirli in servizi di linea. Molte altre, anche low cost, sono tentate di salire sul carro al volo (è il caso di dirlo).

 

Di grande lungimiranza il t.o. italiano Gartour che un anno fa ha aperto Gartour Caribe. «L’intuizione è stata di Paolo Dello Strologo – racconta il direttore marketing Sandro Saccoccio – Ora portiamo russi, cinesi, sudamericani a Cuba e Caribe. Ma con le nuove aperture e grazie al commerciale che abbiamo preso negli Usa, contiamo di mandare presto a Cuba anche un bel po’ di americani».

Maria Paola Quaglia

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