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Usa-Golfo, scontro nei cieli: «Protezionismo inaccettabile»

LINEE AEREE

10-06-2015 NUMERO: 19

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L’intervento a sorpresa di Akbar Al Baker, ceo di Qatar Airways, all’Assemblea generale di Iata in corso a Miami, ha scosso i rappresentanti dei 256 vettori associati. Il numero uno di una delle “tre gemelle del Golfo”, come la stampa americana ha ribattezzato Etihad, Emirates e Qatar Airways, ha puntato il dito contro il protezionismo americano. Quella di Al Baker è stata la risposta più clamorosa, tenuta in serbo per un’audience prestigiosa, alle accuse lanciate giorni fa dal presidente e ad di American Airlines, Douglas Parker, alle compagnie aeree arabe, colpevoli di beneficiare – con prove evidenti spedite alla Casa Bianca – di aiuti di Stato e di essere quindi delle competitor statali.

 

«Open Skies è stato fortemente voluto dalle compagnie Usa – ha detto Al Baker – Uno scenario favorevole finché non è arrivata una concorrenza vera, efficace, basata sulla qualità dei servizi. Ora che i vettori nordamericani si affannano con aerei del secolo scorso e perdono quote mercato, alzano le barricate con la richiesta di un protezionismo inaccettabile».

 

La posta in gioco è altissima: una buona parte dei 3,5 miliardi di passeggeri che quest’anno solcheranno i cieli del mondo. A complicare la partita a scacchi c’è un risvolto finanziario di non poco conto: le compagnie del Golfo hanno partecipazioni azionarie in alcuni vettori europei di prima grandezza come British Airways e Iberia, di cui Qatar è azionista di spessore, e Alitalia, partecipata al 49% da Etihad. Il che significa un fronte europeo spaccato e sicuramente poco propenso ad alimentare questa polemica.

 

Lo scontro è appena iniziato?

L’intervento di Al Baker a Miami però rimane agli atti e lo scontro sembra solo agli inizi: da una parte i vettori nordamericani che da soli detengono oltre il 40% delle quote-mercato e un buon 47% degli utili complessivi registrati dall’aviazione commerciale; dall’altra le tre gemelle del Golfo che in pochi anni si sono prese il 35% di share internazionale e viaggiano ad altissima quota nel rendimento e nell’apprezzamento della clientela.

 

Nonostante i sorrisi diplomatici di Tony Tyler, sarà difficile chiudere i lavori a Miami senza registrare profonde crepe all’interno della stessa Iata. Tra l’altro lo scontro tra questi due fronti potrebbe paradossalmente favorire il “terzo incomodo”, ovvero quel fronte di compagnie aeree low cost, non solo europee, che stanno divorando il mercato con load factor al 98% e crescite a doppia cifra nei passeggeri trasportati.

 

In questo scenario si innesta, poi, la posizione degli altri attori della filiera turistica: Roger Dow, presidente della U.S. Travel Association, organizzazione ombrello che rappresenta a Washington tutti i segmenti dell’industria turistica americana, ha comunicato alla stampa, riunita per l’IPW a Orlando in Florida, di essere contrario alla rottura dell’accordo Open Skies con i Paesi del Golfo chiesta dai tre vettori americani: United, Delta e American Airlines.

 

«Siamo a favore della competizione, del travel e della possibilità di scegliere, e contrari al protezionismo, ciononostante desideriamo che le tre compagnie aeree Usa crescano. Nel frattempo il prossimo anno, a gennaio, Emirates dovrebbe arrivare anche a Orlando», ha dichiarato Dow.

Andrea Lovelock

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