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Emirates replica ai vettori Usa: «Non siamo sovvenzionati»

LINEE AEREE

02-07-2015 NUMERO: 22

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Tim Clark - EmiratesEmirates controbatte pesantemente alle accuse di sovvenzioni delle tre grandi compagnie aeree statunitensi – Delta, United e American Airlines – e ha rilasciato la sua replica punto su punto. Il documento completo è stato rilasciato ai media e al pubblico dopo le riunioni nel corso delle quali una delegazione di Emirates ha informato i funzionari del Dipartimento di Stato americano, Trasporti e Commercio, sulla risposta della compagnia aerea.

 

“Le compagnie degli Stati Uniti – si legge nella nota Emirates - hanno lanciato una campagna di pressione aggressiva nel mese di gennaio, nel tentativo protezionistico di limitare la scelta dei consumatori e limitare la crescita dei voli internazionali verso gli Stati Uniti operati da Emirates e dalle altre compagnie aeree del Golfo. Solo lo scorso 5 marzo, di fatto, le compagnie americane hanno rilasciato pubblicamente il loro “white paper” di 55 pagine che ha presentato la cosiddetta “prova” sul fatto che Emirates riceva sussidi e applichi una concorrenza sleale. Le appendici complete al documento di 55 pagine non sono state rese pubbliche fino al 21 aprile”.

 

È poi lo stesso Sir Tim Clark (nella foto), presidente di Emirates Airline, a rincarare la dose dichiarando: «I metodi utilizzati dai vettori degli Stati Uniti per screditare Emirates sono sorprendenti e, francamente, ripugnanti. Non sottovalutiamo la loro abilità di lobby, ma i fatti sono fatti. A differenza del white paper delle Big 3, che è pieno di imprecisioni, congetture, e fraintendimenti legali, la risposta di Emirates è completa e basata su fatti concreti. Dimostriamo chiaramente perché le Big 3 non hanno alcun motivo per chiedere al governo degli Stati Uniti di congelare unilateralmente le operazioni di Emirates negli Usa o perseguire altre azioni nell’ambito dell’accordo Open Skies. E perché siamo assolutamente non sovvenzionati e le nostre attività non danneggiano queste compagnie tradizionali, ma vanno a vantaggio dei consumatori, le comunità e l’economia nazionale americana».

 

Emirates: «Accuse false»
Nel documento ufficiale Emirates smentisce sistematicamente ciascuna delle accuse delle Big 3, come quella di aver ricevuto oltre 6 miliardi di dollari in sovvenzioni, comprese quelle a copertura del carburante; l’acquisto di beni e servizi da terze parti collegate a condizioni al di sotto del mercato; un beneficio sproporzionato delle infrastrutture aeroportuali e il diritto d’uso all’aeroporto internazionale di Dubai; e avere un vantaggio di costo artificiale attraverso la struttura del diritto del lavoro degli EAU.

 

Sempre Tim Clark ha dichiarato: «Le accuse di sovvenzione mosse dalle Big 3 sono palesemente false. Siamo stati profittevoli per 27 anni consecutivi, e, a differenza dei nostri accusatori, la nostra attività non è mai dipesa da salvataggi di governo o da protezioni dalla concorrenza. In realtà ci è stato detto fin dall’inizio dal governo di Dubai che Emirates deve consegnare i profitti e camminare con le proprie gambe. Lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora oggi. Dubai non ha praticamente riserve di petrolio, e ha quindi intrapreso una strategia ben documentata di diversificazione della propria economia, con il trasporto aereo come fattore chiave. Tale direttiva è ciò che ci ha portato ad aprire la strada un modello di business di successo come efficiente connettore a lungo raggio, che offre ai clienti un’esperienza di primo livello. La nostra espansione globale è finanziata dal nostro cash flow, e dal debito aperto attraverso banche e istituzioni finanziarie in un contesto di libero mercato. Il nostro successo è dovuto alla performance commerciale superiore. Fino ad oggi abbiamo pagato al nostro azionista, il governo di Dubai, oltre 3 miliardi di dollari di dividendi. Tutto questo è definito nei nostri bilanci, con revisione da Pricewaterhouse Coopers. Siamo finanziariamente trasparenti, e abbiamo pubblicato i conti completamente certificati per oltre 20 anni».

 

Sempre nel documento ufficiale Emirates sostiene che gran parte del caso portato avanti dalle Big 3 poggia sul presupposto giuridico che le norme anti-sovvenzioni del WTO si applicano ai trasporti aerei internazionali o siano implicitamente inserite nelle convenzioni di US Open Skies. Questo è fondamentalmente sbagliato. L’accordo del WTO sulle sovvenzioni e sulle misure compensative (accordo SCM) non si applica ai servizi, che sono oggetto di un accordo separato: l’Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS). Il GATS esclude esplicitamente i servizi di trasporto aereo, e non include norme sulle sovvenzioni sleali.

 

E a tal proposito Clark usa toni sarcastici: «È ironico che le Big 3 stiano cercando di far valere le proprie ragioni in base alle regole del WTO, quando gli Stati Uniti, per volere di queste stesse compagnie tradizionali, si è sempre opposto sforzi per portare il trasporto aereo in GATS. Parte di tale motivo sarebbe da ricercare nel fatto che le stesse compagnie aeree statunitensi sarebbero un obiettivo primario per le restrizioni, e sarebbe la prima volta che combattono la concorrenza di vettori stranieri nel loro protetto mercato nazionale. Anche se le norme del WTO fossero applicate, le compagnie tradizionali avrebbero dovuto dimostrare che Emirates è stata sovvenzionata e il vantaggio competitivo che questo ha portato, ma non sono riuscite a farlo».

 

Errore di valutazione giuridica
Il documento prosegue enfatizzando un grossolano errore di valutazione giuridica: “Le Big 3 hanno costruito il loro caso sul congelamento unilaterale dell’articolo 11 dell’accordo Open Skies, ma questo è l’articolo sbagliato. L’articolo 11 – ‘eque e pari opportunità’ – si occupa di accesso. Le sovvenzioni sono rivolte all’articolo 12, che stabilisce procedure specifiche per affrontare prezzi artificialmente bassi ‘a causa di sovvenzione governativa diretta o indiretta o di sostegno’. Inoltre, entrambi gli articoli 11 e 12 proibiscono azioni unilaterali con eccezioni molto limitate che non includono i sussidi”.

 

Il documento si chiude ricordando che ogni limitazione della concorrenza è un danno per i consumatori e che su tutte le rotte introdotte da Emirates per gli Usa i tre grandi vettori americani hanno visto il traffico complessivo crescere in modo significativo.
www.emirates.com

Andrea Lovelock

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