Giornale del 14 Settembre 2015

Si infiamma la battaglia aerea Usa-Emirati

LINEE AEREE

14-09-2015 NUMERO: Giornale Online

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Aereo (generico)Dal Golfo agli Stati Uniti, passando per l’Italia. Tra pochi mesi la vita di molti frequent flyer abituati a viaggiare per lavoro da un capo all’altro del globo potrebbe non essere più la stessa.

 

Il motivo? Nonostante l’intero comparto dell’aviazione civile registri ottime performance («Per il 2015 ci aspettiamo un profitto collettivo di 29,3 miliardi di dollari su un fatturato di 727 miliardi», ha detto recentemente Tony Tyler, direttore generale e ceo della Iata), sono due le questioni aperte sul tavolo che minacciano di cambiare gli equilibri tra alcune delle più importanti compagnie a livello mondiale.

 

Le compagnie Usa contro il Golfo
Anche se l’ultimo report Iata indica proprio il Nord America come l’area geografica dove i vettori sono in grado di produrre oltre la metà dei profitti mondiali del trasporto aereo, proprio gli States sono al centro di una vicenda che vede contrapposti American Airlines, Delta Air Lines e United Continental alle tre “big” del Golfo.

 

Per limitarne lo strapotere (nel 2008 esisteva un solo volo al giorno tra gli Usa e gli Emirati, oggi sono diventati 25) i vettori americani si sono rivolti alle autorità federali statunitensi per bloccare l’avvio di nuove rotte da e per gli Usa, accusando le compagnie arabe di ricevere dai loro governi aiuti di Stato. In attesa della due diligence che dovrà dirimere la questione, James Hogan, patron di Etihad, ha rispedito le accuse al mittente. «Le principali compagnie aeree statunitensi hanno ricevuto benefici per 71,48 miliardi di dollari», ha risposto citando i risultati di uno studio commissionato alla società di consulenza The Risk Advisory Group. Questi benefici sono dovuti all’accesso privilegiato al Chapter 11 e ai salvataggi dei fondi pensione da parte dello Stato.

 

E l’Europa?
Ma il braccio di ferro con i vettori del Golfo è finito anche sui tavoli delle istituzioni di Bruxelles. Lufthansa e Air France, preoccupate per l’offensiva degli emiri, si sono schierate a fianco dei vettori Usa, bussando alle porte della UE per chiedere un intervento. Discorso diverso per British Airways e Iberia, tutte a fianco dei loro azionisti arabi.

 

Recentemente, poi, sulla questione ha preso posizione anche ACI-Europe, che nell’annuale congresso a Praga ha difeso l’operato dei vettori del Golfo, sostenendo che la politica liberale seguita dall’Unione Europea ha portato grossi benefici all’area. «La connettività che le compagnie del Golfo hanno assicurato attraverso i loro hub ha permesso all’Europa di avvicinarsi ai mercati asiatici e mediorientali», ha messo in evidenza il report conclusivo.

Giorgio Maggi

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