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Iran, il paradiso abita qui

IN VIAGGIO

24-09-2015 NUMERO: 25

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Iran - cupola IsfahanCiro, Serse, Dario. Accanto all’onnipresente Mohammad sempre più spesso i nuovi nati di Tehran, Tabriz o Shiraz vengono chiamati con i nomi dei grandi re dell’antica Persia. Nella sempiterna lotta tra il volto sciita dell’Iran e quello degli antichi fasti persiani in questo momento la bilancia si sta riassestando verso l’equilibrio.


Perché c’è un aspetto che è risultato da subito chiaro nel fam trip sulla Via della Seta iraniana organizzato dal Cice (Centro Italo Iraniano di Cooperazione Culturale e economica) e dall’Aito (la principale organizzazione turistica iraniana): l’Iran non è un Paese arabo. È musulmano, è stato dominato, tra gli altri, dagli arabi; nella sua lingua, il farsi, ci sono parole arabe e la scrittura usa caratteri arabi. È una delle poche repubbliche islamiche del pianeta e le donne devono coprire il capo per legge e questo è vissuto dall’Occidente come ostile e pericoloso. Ma non è un Paese arabo. È Persia, la Persia delle Mille e una notte, la Persia dei poeti Hafez e Khayyām, quella dell’università più antica del pianeta. La Persia dove è nato il paradiso, il pari-deiza: così si chiamavano i primi giardini concepiti dagli uomini, densi di colori, profumi, canti di usignoli e gorgoglii di fontane.

Boom del turismo
Da tre anni, grazie all’elezione del moderato Rohani come Presidente della Repubblica, e ben prima dell’accordo sul nucleare dello scorso luglio con le potenze mondiali, che prevede la fine delle sanzioni, il Paese, isolato per decenni, ha visto un’impennata del turismo di dimensioni sorprendenti. Stando ai dati del ministero del Turismo iraniano nel 2014 il flusso dall’Europa è aumentato del 240% rispetto al 2013. «Ad aprile 2014 ho dovuto rifiutare 150 prenotazioni perché gli alberghi erano full. Con il boom turistico occorrerebbero almeno altri 5mila hotel», osserva Massimo Taddei di Yana Tour Operator specializzato in viaggi culturali. Quanto alla classifica degli arrivi «al primo posto si collocano gli europei, con i tedeschi in testa, seguiti dai francesi. Al terzo posto c’è l’Italia con circa 3500 presenze», dice Mir Fakhraei Abdolreza, amministratorie del Cice che, con Aito, coordina il 75% del mercato italiano.


Iran - ragazze«Quest’anno i numeri sono meno eclatanti – ammette Andrea Alessandrelli di Go Asia, operatore che in Iran organizza viaggi e tour in moto – ma l’interesse degli italiani è forte. Va comunicato che non c’è Paese più sicuro e accogliente». E, va aggiunto, affascinante e soprendente. A partire dalla capitale, Tehran, dove siamo arrivati con il nuovo volo da Milano Malpensa (dallo scorso giugno) di Mahan Airlines. La città, di 12 milioni di abitanti, soprattutto giovani come in tutto il Paese, si srotola, elegante e moderna, dalle pendici dei monti Elburz, sui quali si scia a 5mila metri raggiungibili via funivia dal centro città, giù lungo un altopiano di 1.600 metri. Costellata da innumerevoli residenze degli scia Phalavi (Mohammad Reza e suo padre) a loro volta ereditate dalla dinastia dei Qajari, strabordanti di specchi e decorazioni e immerse in ameni parchi di grandezza imbarazzante – e che regalano alla città enormi polmoni verdi ­– Tehran si offre con un ricco bazar e musei di fascino. In quello dei gioielli – un caveau della Banca nazionale più che un semplice museo – il Trono del Pavone (tempestato di gemme, copia perfetta di quello andato distrutto) e Mare di luce, il diamante grezzo più grande del mondo (il suo gemello Koh-i-Noor sfolgora sulla corona della Regina Elisabetta, tanto per citare due esempi del tesoro che farebbe sfigurare Alì Baba e i suoi 40 ladroni), mozzano il fiato di qualsiasi visitatore con il loro lusso esagerato e sfavillante, e che potrebbe risolvere i debiti pubblici di tanti Paesi. Compreso il nostro.

Tra vino, poesia e bellezza
«La poesia per me è tutto: un modo di pensare, di esprimere emozioni, perfino di interpretare il futuro», ci dice una sedicenne davanti alla tomba di Hafez, uno dei poeti più amati – tuttora molto amati – dell’Iran, collocata in uno dei tanti giardini di delizie del Paese. Siamo a Shiraz, città di poesia, vino (che ora, bandito nel dopo rivoluzione, viene prodotto in Australia), rose e amore, dove siamo arrivati con un volo sempre della Mahan. L’indomani ci aspetta Persepoli, dove, nel V a.C. Dario e Serse venivano a celebrare Nowruz, Capodanno, invitando centinaia di delegazioni del mondo allora conosciuto. Scolpita nel granito l’immagine del leone (l’anno nuovo) che ghermisce il toro (quello vecchio) cambia il segno del viaggio: la geografia lascia il posto alla storia. È la nascita della civiltà.


Iran - archeoDa Shiraz torniamo verso Tehran via terra costeggiando deserti di pietra intervallati dall’ improvviso verde dei campi coltivati. E completamente orlati dalla catena dei monti Zagros che si esibisce in mille colori, dal beige al rosso all’arancio e in mille forme: arrotondate, frastagliate, a colonne.


Prima tappa la tomba di Ciro, isolata nella sua possenza, rispettata anche da Alessandro Magno pronto a distruggere ogni altro segno della dinastia achemenide. Seconda Isfahan che, se non fosse scontato e melenso, andrebbe definita un gioiello. L’infinita piazza dove una volta si giocava a polo (invenzione persiana) e sulla quale tutt’intorno si affaccia il bazar, la Moschea del Venerdì e quella delle Donne, il Palazzo delle 40 colonne con l’immancabile giardino, il quartiere armeno che di sera si anima di decine di locali, le case da tè dove si fuma il narghilè, i ponti su un fiume trattenuto da una diga che ricompare placido d’estate, le aiuole curate, l’enorme giardino dove passeggiare o sostare. E la gente. La gente di Isfahan. Anzi la gente di tutto l’Iran. Belle donne – l’hijab vezzosamente appoggiato sui capelli, ornamento non barriera – uomini gentili, ragazzini, studenti liceali e universitari in visita alle bellezze architettoniche, ai giardini, ai palazzi, che ti salutano, ti danno il benvenuto, ti chiedono da dove vieni e che cosa il tuo Paese pensa del loro. Vogliono una foto con te, ti invitano a casa, ti danno la mail per ricevere la foto che gli hai scattato. Così per il gusto di conversare, di conoscere, di entrare in relazione con il resto del mondo. In fondo Sherazade, maestra dell’arte del conversare, era persiana.
 

Maratona - IranMaratona nel deserto

Chissà se ci sarà anche qualche maratoneta americano durante l’Iranian Silk Road Ultramarathon. Annunciata alla stampa iraniana la prima edizione di quella dovrebbe diventare un grande classico, questa maratona mondiale nel deserto, in autosufficienza, ideata e promossa dal pluricampione di manifestazioni analoghe Paolo Barghini si svolgerà nel variegato e bellissimo deserto persiano, nella zona di Kerman, dal 1° al 7 maggio prossimi, lungo un percorso di 250 km.


«Ci aspettiamo 30-40 nazioni partecipanti, dal Canada all’Argentina, dal Sudafrica a Singapore, dalla Cina all’Europa e, ci auguriamo, agli Stati Uniti», specifica Barghini che sta lavorando con un efficiente team locale per definire il percorso e l’allestimento dei campi tendati. Il runner italiano collaborerà anche agli allenamenti dei maratoneti iraniani: «Non è rivolto solo a professionisti ma anche a chi intende vivere il deserto in modo diverso. Famiglie comprese». Dell’organizzazione più strettamente turistica se ne occupa la Yana Tour Operator in collaborazione con Aito e con Mahan Airlines.

Maria Paola Quaglia

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