Giornale del 28 Settembre 2016 - Speciale Business Travel - sfoglia il giornale

L'hotel che piace ai manager in trasferta

FOCUS BUSINESS TRAVEL

28-09-2016 NUMERO: 27

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Risparmiare non basta. In un mercato che, a livello mondiale, vale più o meno 320 milioni di dollari – è questa la cifra che un recente studio dell’Association of Corporate Travel Executives (Acte) ha indicato come quella che riassume il volume destinato all’hôtellerie da parte delle aziende di tutto il globo – ormai ottimizzare la spesa e rispettare i parametri delle travel policy non basta più. Il nuovo must per tmc e travel manager si chiama traveller centricity.

«Se l’84% degli intervistati riconosce che i saving alberghieri si ottengono rispettando la compliance – ha sottolineato Greeley Koch, executive director dell’associazione presentando i dati di una ricerca su 300 travel buyer in tutto il mondo, in prevalenza europei e nordamericani – ben il 75% di loro vede nel miglioramento dei servizi al viaggiatore la migliore chiave per ottenere i risparmi in prospettiva futura». E in Italia? «Pur essendo l’ottavo al mondo per spesa nel business travel (31 miliardi di dollari) e uno di quelli dove l’offerta alberghiera è più frammentata (con l’88% di strutture indipendenti), il nostro Paese vede una gestione della spesa alberghiera ancora concentrata prevalentemente su costi e procurement», ha sottolineato la scorsa primavera Flavio Ghiringhelli, vp corporate solutions western, southern, eastern Europe di Hrs, in apertura del Corporate Travel Forum.


«Da un’idea tradizionale dove tutti i processi di gestione del business travel erano completamente centralizzati, si è passati a una fase 2.0, in cui hanno la meglio procurement e riduzione dei costi attraverso l’outsourcing. Mercati più avanzati del nostro, poi, sono già a uno step successivo, dove l’attenzione si è spostata sulla gestione del rischio e della sicurezza, oltre che sui servizi di geolocalizzazione e assistenza dei viaggiatori. Paesi come Usa, Germania, Giappone, Uk e Francia, poi, sono già nella fase della consumerizzazione, dove app, mobile e metodi di pagamento avanzati che di solito vengono utilizzati nel leisure, sono entrati nei processi del corporate travel».


A proposito di app e della loro diffusione nel segmento dei viaggi d’affari, secondo la Global Business Travel Association (Gbta), sono ormai il 61% i viaggiatori nordamericani che, nell’ultimo anno, hanno scaricato l’applicazione di almeno una delle più grandi catene alberghiere, più del 50% invece ne hanno sul proprio device almeno due.

Ciò che evidenzia la ricerca, poi, è la ragione per cui si scaricano e si utilizzano le app: gestione delle prenotazioni e del programma fedeltà (43%) e prenotazione del soggiorno (39%). Non solo: mentre i Boomers prediligono il controllo dello status della prenotazione, i Millennials utilizzano le app per verificare i servizi disponibili degli alberghi, contattare il personale e ordinare il servizio in camera.


Tra i servizi che i viaggiatori d’affari americani e canadesi si aspettano di trovare in albergo, la priorità va alla velocità della connessione wifi (il 55% dei viaggiatori, al momento, trascorre almeno un’ora di tempo in rete). Molti, invece, i plus che i manager vorrebbero trovare in camera, e che invece non ci sono: si va dal maggiore numero di prese per la corrente e di prese Usb ai caricatori per smartphone e computer; dai servizi di streaming come Netflix e HBO Go alla possibilità di personalizzare i servizi delle stanze secondo le esigenze.

Gran parte dei viaggiatori ha, poi, riferito che sarebbe incline alla prenotazione diretta tramite app se ricevesse in cambio la connessione wifi gratuita (se non prevista) o ad alta velocità (se prevista con una banda lenta).

Giorgio Maggi

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