Giornale del 13 Ottobre 2016 - Speciale Ttg Incontri 2016 n°2 - sfoglia il giornale

Il senso della fiera per il t.o.

Speciale TTG Incontri

13-10-2016 NUMERO: 29 bis

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Una proverbiale frase del regista-attore Nanni Moretti recitava: “Mi si nota di più se vado o se non vado?”. Bene, la partecipazione alle fiere non è certo legata soltanto al presenzialismo, ma negli ultimi anni la disaffezione nei confronti delle borse del turismo è stata fin troppo evidente: dagli stand scenografici degli anni Ottanta e Novanta, si è passati in pochi anni a quelli “condominiali”, all’interno dei quali si sono riunite varie realtà che hanno deciso di condividere le spese fieristiche, lievitate talvolta a dismisura, per una partecipazione sobria ed economicamente meno impegnativa.

Di certo l’avvento dell’online e lo sviluppo dei canali social hanno reso sempre più impellente una scelta di campo e di investimenti. Acquistare uno stand, sostenere le spese di trasferta per il personale, oppure affidarsi alla Rete per comunicare, dialogare e confrontarsi? Ormai le due scuole di pensiero si contrappongono: dagli irriducibili dello stand ai disaffezionati delle fiere, che non le frequentano nemmeno in visita. Una contrapposizione che ha indotto più di un operatore a porsi la domanda se le borse servano ancora oppure no.
 

Domanda che abbiamo rivolto ad alcuni t.o. come Settemari, che quest’anno ha disertato Rimini. Un’assenza che il direttore commerciale Guido Ostana spiega in modo chiaro: «In questo periodo siamo impegnati in una serie di incontri diretti con le agenzie di viaggi, i nostri cooking lab ad esempio, serate a tema in cui si presenta il Paese cucinando insieme i piatti tipici. Abbiamo anche una rete commerciale che visita e contatta sistematicamente le agenzie durante tutto l’anno. Ecco perché la presenza in fiera perde una parte del suo significato, soprattutto per chi come noi ha come scopo principale quello di incontrare gli agenti di viaggi».
Per Massimo Diana, direttore commerciale di Ota Viaggi, è necessario fare una distinzione: «Ci sono fiere come Rimini dove esserci significa anche fare un bilancio della stagione estiva e dimostrare di essere già abbastanza pronti per quella futura. Ci sono poi fiere dove non conviene davvero più essere presenti. Per gli eventi dove Ota Viaggi ha deciso di esserci, è stata programmata una partecipazione propositiva, utile a noi e agli adv. Quest’anno a Ttg, ad esempio, saremo presenti con l’intera direzione commerciale, con uno stand accogliente e un bel numero di addette al booking, che farà sicuramente piacere agli agenti di viaggi, che potranno così dare un volto a ciascuna voce».

Secondo Adriana Sigilli, responsabile di Diomira Travel, t.o. specializzato nei viaggi di fede, «la presenza degli operatori è fondamentale perché Rimini è diventato un punto di incontro tra partner che vengono da lontano». Certo, la partecipazione è cambiata – ammette – «perché la comunicazione online non rende più indispensabile la presenza fisica e la fiera è soprattutto un’occasione di incontro, più che di business». E conclude: «È chiaro che sarebbe auspicabile arricchire questi eventi con uno spazio di cultura e di autentica riflessione su cosa vuol dire fare turismo oggi, come il turismo può diventare promotore di innovazioni sociali, culturali e religiose. Creare, cioè, degli spazi di scambio per un dibattito anche sulle leggi che tutelano il turismo e una campagna per combattere l’abusivismo».

Andrea Lovelock

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